Città intelligenti, cavalcavia meno

Sulle pagine de “Il Sole 24 Ore” e nel palinsesto di Radio 24 è tutto un pullulare di citazioni su smart cities:  chiamarle invece “città intelligenti”? :)
Un paio di giorni fa sentivo dire, proprio su Radio 24, che la più smart tra le città italiane è Milano.
Sarà così! Tuttavia andando al lavoro in questo caldo agosto non ho potuto fare a meno di notare che, a due passi dal PalaSharp (o quel che ne resta), un sottopassaggio si allaga dopo un acquazzone estivo di poche ore e si deve impiegare anche una pattuglia dei vigili urbani per presidiarlo. Forse anche per evitare che qualche smart citizen voglia mettere alla prova il proprio carro-armato da strada, altrimenti detto SUV, in quel pantano improvvisato.

La città sarà pure smart, i suoi cavalcavia però sembrano un po’ unintelligent.

Home (bitter)sweet home

Ritorno nella città natia solo per una manciata di giorni l’anno e nemmeno tutti gli anni. Quando mi trovo “a casa” è un continuo oscillare tra due sensazioni opposte: non-me-ne-sono-mai-andato-via-da-qui vs questo-é-un-mondo-alieno. Nel mezzo c’è quella continua condizione di straniamento dovuta alle cose fuori posto: il negozio storico che ha cambiato via (e dunque si trova nel posto sbagliato secondo la mia mappa mentale); volti familiari con rughe di troppo, chili di troppo, passo troppo lento, che mi costringono a rivedere ricordi e aggiornarli con nuove informazioni; paesaggi notturni punteggiati da luci rosse intermittenti di parchi eolici nati solo alcuni anni fa. La connessione alla rete, invece, zoppica esattamente come ai tempi in cui abitavo qui: non proprio il punto fermo di cui avevo bisogno.

HTML5 il markup e le API

Insieme a Gianluca Troiani ho scritto HTML5 il markup e le API
Insieme a Gianluca Troiani ho scritto “HTML5 il markup e le API”

Il 17 giugno esce in libreria e nei principali negozi online “HTML5 il markup e le API“. La guida è edita da Apogeo. L’ho scritta insieme a Gianluca Troiani, il divulgatore più stiloso che esista, già autore per Apogeo di diverse guide su CSS e di un bel manuale su Responsive Web Design.
Ci ha guidato Fabio Brivio, più che un editor, un santo, la cui pazienza io e Gianluca abbiamo saggiato a più riprese. Sulla base dei nostri test possiamo confermare quanto essa tenda asintoticamente all’infinito.

Già oggi indice e introduzione sono scaribili in PDF, gratuitamente.

HTML5 è diventata una specifica ufficiale del W3C solo pochi mesi fa. Sarebbe stato impossibile affrontarla integralmente in un unico testo. Crediamo di aver scelto quegli argomenti che possano avere maggiore rilevanza nella convinzione che un taglio pratico fosse più efficace di un tomo delle dimensioni di “Guerra e Pace”. Eppure credo che possiate trovare in questa guida una serie di argomenti che non sono mai stati affrontati in un manuale sul linguaggio di contrassegno. Mi riferisco ad esempio al capitolo 10 “Strumenti di sviluppo e debug”, un capitolo che da solo, vale l’acquisto (beh, però anche gli altri nove vanno letti!).

Buona lettura.

Da qui in avanti navigo a vista

Navigare a vista
Navigare a vista è avventuroso, non privo di rischi, ma si può fare!

Ogni volta che visiti un sito web sono raccolte una miriade di informazioni su di te, sull’hardware e sul software che stai utilizzando per muoverti in rete, ecc. Insomma la tua attività in rete produce un profluvio di dati prontamente raccolti e analizzati da webmaster e professionisti del marketing. Questo vale tanto per il blog dell’appassionato curato con budget inesistente e tanta passione quanto per i siti-monstre delle multinazionali.

Vale ovunque, ma non qui.

A partire da oggi smetto di usare Google Analytics e evito di ricorrere ad altri strumenti di raccolta e analisi dei dati. Il vantaggio, per te che leggi, è quello di un blog ancora più veloce da consultare e rispettoso della tua legittima riservatezza. Per me significa navigare a vista. Non saprò farmi un’idea precisa di cosa ti piaccia, per questo conto, ora più di prima, sui tuoi commenti. Non lesinare. Un blog vive anche attraverso la voce dei lettori e, in questo, il mio blog è uguale a tutti gli altri.

Un futuro da ricchi: tanti privilegi, zero privacy

Tutti noi godremo un domani di alcuni di quei vantaggi di cui godono i ricchi oggi. Questa è l’originale formula (la regola di Varian) che usa il premio nobel per l’economia Paul Krugman in un suo articolo sul New York Times (Apple and the Self-Surveillance State) per tentare una predizione sul futuro. Avete mai visto un ricco fare la fila, per qualunque cosa? No, c’è qualcuno che lo farà per lui. Noi avremo presto qualcosa, tecnologie indossabili che ci aiuteranno a raggiungere un risultato simile al costo, per Krugman del tutto trascurabile, di una compressione della nostra riservatezza. Dati di ogni genere sulla nostra vita dovranno essere condivisi con terzi perché questa magia dei servizi disponibili per noi, al momento giusto, diventi realtà. Krugman scrive che questo comporta il rischio che l’NSA possa avere accesso a questi dati ma in fondo molti di noi non hanno nulla da nascondere, dunque perché preoccuparsene.
Questo modo di pensare è diffuso ma credo sia superficiale, ne ho già scritto in Meno privacy = minore liberta di espressione. Lo so, sto criticando un premio nobel per l’economia, il prossimo passo sarà parlare di me usando il plurale maiestatis, come il Divino Otelma.

La rete è un amplificatore (di emozioni)

42.195 km in 4 per agpd.it
42.195 km in 4 per agpd.it

Il 12 aprile ho corso la maratona di Milano a staffetta. La mia era una delle 78 che hanno corso per la onlus “Associazione Genitori e Persone con sindrome di Down (AGPD)“. Ho corso per 11,6km. Niente a che vedere con i 42,195 km dei maratoneti ma gli allenamenti a singhiozzo degli ultimi mesi hanno reso la corsa una piccola impresa. Per fortuna nella mia frazione non ho ricevuto improperi di automobilisti rimasti bloccati, in compenso mi sono beccato il sano monossido di carbonio delle auto in fila in Via Washington: cari automobilisti sappiate che il particolato delle vostre auto ora alberga in me! Inoltre, come podisti, abbiamo ricevuto in più punti anche il sostegno di alcuni spettatori, con diversi ragazzi che chiedevanto un batti-cinque a bordo strada, cosa del tutto insolita nel panorama italiano dove nella migliore delle ipotesi chi corre è visto come uno stravagante rompiscatole.
Proprio una bella giornata che sarebbe finita il giorno stesso se la rete non l’avesse riproposta più volte:

Tutti modi diversi di vivere e rappresentare in rete le proprie esperienze che fanno del web un amplificatore di emozioni.


1. Riguardo a Podisti.net mi incuriosiscono la discordanza tra il nome del sito e il dominio dello stesso: podisti.it oltre che il fatto che cronache del 2015 si trovino sotto la directory 2013 come si evince dall’url di questo resoconto dell’evento: http://magazine.podisti.it/2013/index.php/component/content/article/24166-appunti-dalla-milano-marathon.html. Tuttavia questi sono dettagli che interessano solo alcuni curiosi. Da quando Google Chrome ha iniziato a chiamare omnibox la barra degli indirizzi ormai si usa quella parte del browser alla stregua del campo di testo di Google (e questo vale anche per altri browser).