Tutelare (meglio) la propria riservatezza a costo zero

Opera di arnoKath:
Opera di arnoKath: respect my privacy ✌ »Keep ’em Off«

Il tema dell’uso non autorizzato o improprio dei dati personali in rete sia da parte di agenzie governative sia da parte di quelle stesse aziende cui quei dati sono affidati diventa sempre più insistente.
Purtroppo però accade che da un lato l’argomento sia trattato con toni allarmistici e dall’altra nessuno di noi sia disposto a rivedere i propri atteggiamenti per riguadagnare quel po’ di privacy di cui amiamo lamentare la compressione. Ad esempio, per tanti Google sembra sia diventata una specie di inquietante approssimazione del grande fratello orwelliano eppure solo una sparuta minoranza decide di fare a meno del suo motore di ricerca, quando pure le alternative non mancano, penso a DuckDuckGo di cui ho letto la prima volta grazie ad un vecchio articolo di Lucio Bragagnolo su apogeonline.com. In quell’articolo Lucio scriveva del traguardo ormai prossimo di 1 milione di ricerche giornaliere su questo piccolo motore di ricerca. A distanza di due anni da quel post le ricerche giornaliere hanno superato i 5 milioni.
Un altro esempio, molti lamentano che la propria rete domestica sia utilizzata da servizi di localizzazione come ad appunto il Google Location Service (tanto per cambiare) e vivono con disagio questa sorta di tracciamento indebito delle coordinate geografiche della propria rete: in definitiva di casa propria! Google, così come altri fornitori di servizi analoghi utilizzano le reti wireless per migliorare i propri servizi di localizzazione anche in quelle aree in cui il GPS si trova in difficoltà.
Documentandomi per un e-book che ho scritto di recente sulla geolocalizzazione in HTML5 ho scoperto che Google permette di sottrarre la propria rete Wi-Fi dall’impiego in questo tipo di servizi di localizzazione sin dal mese di novembre del 2011. Basta aggiungere il suffisso _nomap al proprio nome di rete.
Dopo aver fatto questa scoperta ho iniziato a prestare maggiore attenzione ai nomi di rete in cui mi imbattevo perché, sulla base di una indagine personale e senza alcuna pretesa rigore statistico volevo farmi un’idea di quanto fosse diffusa a Milano quello che, tutto sommato, è un modo concreto di proteggere la propria privacy.

Tanta Roba: il nome buffo con cui un utente ha battezzato la propria rete.
“Tanta Roba”: il nome buffo con cui un utente ha battezzato la propria rete.

Da quanto ho scoperto sembra che, almeno qui a Milano, gli utenti scelgano un nome fantasioso per la propria rete, quasi fosse un modo per esprimere un lato della propria personalità.

Nessuno però che mostri il benché minimo interesse alla protezione della propria riservatezza, accettando con una forma di silezio-assenzo di far si che la propria rete sia tracciata e utilizzata da servizi di localizzazione. Superficialità, ignoranza o disinteresse?

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