Progresso tecnologico e lavoro, una relazione complicata

Immagine realizzata da JD Hancock e rilasciata sotto licenza Creative Commons
Foto realizzata da JD Hancock e rilasciata sotto licenza Creative Commons (CC BY 2.0)

La vitalità dell’economia di un paese la si vede anche dall’innovazione, dalla facilità ad assorbire il cambiamento.

Mario Platero – Il Sole 24 Ore del 26/06/2014

Commentando i deludenti dati economici USA lo storico inviato de “Il Sole 24 Ore” invita a non disperare per via della forte innovazione tecnologica e della capacità di questo Paese di adattarvisi.

L’analisi di Platero mi sarebbe sembrata lineare se non fosse che proprio oggi ho iniziato a leggere un saggio con un titolo lungo quanto un film di Lina Wertmüller:1

Race Against The Machine: How the Digital Revolution is Accelerating Innovation, Driving Productivity, and Irreversibly Transforming Employment and the Economy

Secondo i due autori, Erik Brynjolfsson e Andrew McAfee, un progresso tecnologico così intenso e rapido fa si che i computer invadano campi finora di esclusivo dominio degli umani, ottenendo persino risultati migliori2. Questo comporta il duplice deprimente risultato di ridurre salari e stipendi da un lato ed eliminare intere tipologie professionali dall’altro. Il tutto, si argomenta, sta avvenendo ad una velocità tale da rendere impraticabile quella capacità di assorbire il cambiamento di cui oggi scrive Platero.

Non ho terminato la lettura del saggio e le premesse non lasciano intravedere certo un lieto fine. Però voglio pensare che si tratti di una previsione probabile e tuttavia errata di come le tecnologie finiranno per incidere sulla nostra vita, una previsione che non tenga conto delle infinite variabili umane. In questo senso mi viene in mente un bel testo divulgativo che mi è capitato tra le mani di recente. Lo ha scritto Pietro Ichino ed è intitolato “Il lavoro spiegato ai ragazzi e anche ad alcuni adulti“.
Questo bel testo si conclude così:

L’importante è non credere a chi parla di “fine del lavoro”3: non ci sarà mai un limite al bisogno di lavoro umano, alla possibilità delle persone di rendersi utili per altre persone

Pietro Ichino

Ecco, mi piace pensare che anche in fronte un mercato del lavoro sempre più complesso, più tecnologico, immerso nelle tecnologie digitali, ci sia spazio per l’esercizio di una professione che ci permetta di realizzare le nostre migliori aspettative.
Più che una previsione però il mio è un auspicio!


1 Ricordo ai più giovani un paio di titoli di film di questa regista: “Scherzo del destino in agguato dietro l’angolo come un brigante da strada” o ancora “Fatto di sangue fra due uomini per causa di una vedova. Si sospettano moventi politici

2 Sembra che il primo incidente occorso all’auto Google senza conducente sia avvenuto in uno dei rari momenti in cui un umano ha assunto il controllo.

3 Qui credo ci sia un riferimento a Rifkin, Jeremy. La fine del lavoro. Milano: Mondadori, 2005.

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