Città intelligenti, cavalcavia meno

Sulle pagine de “Il Sole 24 Ore” e nel palinsesto di Radio 24 è tutto un pullulare di citazioni su smart cities:  chiamarle invece “città intelligenti”? :)
Un paio di giorni fa sentivo dire, proprio su Radio 24, che la più smart tra le città italiane è Milano.
Sarà così! Tuttavia andando al lavoro in questo caldo agosto non ho potuto fare a meno di notare che, a due passi dal PalaSharp (o quel che ne resta), un sottopassaggio si allaga dopo un acquazzone estivo di poche ore e si deve impiegare anche una pattuglia dei vigili urbani per presidiarlo. Forse anche per evitare che qualche smart citizen voglia mettere alla prova il proprio carro-armato da strada, altrimenti detto SUV, in quel pantano improvvisato.

La città sarà pure smart, i suoi cavalcavia però sembrano un po’ unintelligent.

Home (bitter)sweet home

Ritorno nella città natia solo per una manciata di giorni l’anno e nemmeno tutti gli anni. Quando mi trovo “a casa” è un continuo oscillare tra due sensazioni opposte: non-me-ne-sono-mai-andato-via-da-qui vs questo-é-un-mondo-alieno. Nel mezzo c’è quella continua condizione di straniamento dovuta alle cose fuori posto: il negozio storico che ha cambiato via (e dunque si trova nel posto sbagliato secondo la mia mappa mentale); volti familiari con rughe di troppo, chili di troppo, passo troppo lento, che mi costringono a rivedere ricordi e aggiornarli con nuove informazioni; paesaggi notturni punteggiati da luci rosse intermittenti di parchi eolici nati solo alcuni anni fa. La connessione alla rete, invece, zoppica esattamente come ai tempi in cui abitavo qui: non proprio il punto fermo di cui avevo bisogno.