Il miglior form è quello che non esiste

Siete in fila al comune, dovete richiedere un certificato. La solerte impiegata vi chiede di compilare un modulo. Fate i salti di gioia? No? Reazione normale. Nessuno al mondo ama compilare un form. È vero nel mondo di atomi, è vero nel mondo di bit. Se dovete erogare un servizio in rete, domandatevi prima se sia possibile farlo senza importunare l’utente con la richiesta di compilazione di un form. Se proprio non potete farne a meno, limitatevi all’indispensabile. La richiesta di un dato non pertinente corre il rischio di far allontanare gli utenti perché li insospettisce.

Eccovi un esempio. Sono tornato a visitare l’acquario di Genova la scorsa domenica. Ogni volta ne resto affascinato e ogni volta mi riprometto di tornarci. Decido di acquistare i biglietti online. Per farlo bisogna registrarsi. Nel form di registrazione è richiesto persino il mio codice fiscale: campo obbligatorio?! In altri termini se non comunico la mia data e il luogo di nascita non posso acquistare un biglietto. Probabilmente il codice fiscale è indispensabile (dubito perché non è richiesto nell’acquisto del biglietto se effettuato di persona) ma se così fosse vorrei sapere perché.

Sono richiesti molti più dati di quelli strettamente necessari per acquisare un biglietto d'ingresso all'acquario di Genova.
Sono richiesti molti più dati di quelli strettamente necessari per acquisare un biglietto d’ingresso all’acquario di Genova.

Gli unici dati strettamente necessari per completare la transazione sono quelli della carta di credito per addebitate l’importo e del mio indirizzo email per il recapito del biglietto.
Per tutelare la propria riservatezza alcuni utenti potrebbero scegliere di non acquistare il biglietto in rete o peggio ancora di rinunciare alla visita.

Di ritorno da Genova, faccio tappa con la famiglia nel negozio Imaginarium della stazione centrale di Milano dove osservo questa scena: una cliente si avvicina alla cassa per acquistare un giocattolo. La cassiera, mentre porge il resto, chiede la data di nascita del figlio primogenito della cliente che lo snocciola come un rosario, come fosse la cosa più normale del mondo dare un informazione del genere ad un estraneo che la sta registrando sul database di un’azienda.

Termino con un estratto di Privacy, Technology, and the Open Society di John Gilmore (del 1991 ma oggi più attuale che mai).

Che succederebbe se potessimo costruire una società in cui le informazioni non fossero mai controllate? In cui si potesse pagare il noleggio di una videocassetta*  senza lasciare il numero di carta di credito o un numero di conto corrente? In cui si potesse provare ad avere la patente di guida senza nemmeno dare il proprio nome? In cui si potessero inviare messaggi senza rivelare la propria posizione fisica, come in una casella di posta elettronica? Questo è il tipo di società che voglio costruire.

La traduzione è tratta da “L’etica hacker e lo spirito dell’informazione” di Pekka Himanen.


* La citazione della videocassetta è l’unica parte che riveli la vecchia data di questo discorso tenuto da John Gilmore in occasione della prima conferenza su Computer, libertà e riservatezza nel marzo del 1991.

Niente panico, ma un certo senso di disagio, quello si!

Io penso, Sebastian, quindi sono.

Prin – Blade Runner

In Niente panico: è solo un algoritmo! volevo sdrammatizzare i toni (che credevo troppo) enfatici di un articolo pur interessante sul ruolo degli algoritmi nella nostra società e sulla subdola influenza che esercitano su di noi. Torno in breve sull’argomento perché in un quiz apparso sull’edizione online del New York Times: “Did a Human or a Computer Write This?” il lettore viene sfidato ad indovinare se a scrivere gli 8 estratti scelti tra articoli, poesie e romanzi sia stato un umano o un computer. Con mio disappunto ho indovinato solo 3 volte su 8. Confermo, niente panico, però un certo disagio l’ho provato.

Un estratto del quiz domenicale pubblicato sul "New York Times" online.
Un estratto del quiz domenicale pubblicato sul “New York Times” online.

Come porre domande intelligenti

Come porre domande intelligenti è un documento scritto da Eric Raymond e Rick Moen. Si tratta di una guida che insegna a trovare le risposte giuste a quesiti tecnici. Se proprio non si è fortunati, la guida suggerisce come porre domande in modo da aumentare la probabilità di ricevere una risposta soddisfacente. Alcuni titoli del documento sono:

  • impiega oggetti di intestazione che siano significativi e specifici (avete mai ricevuto una mail con oggetto “AIUTO!!! non funziona più niente!”).
  • Invia le domande in un formato standard e accessibilie (possibilmente puro testo, non HTML, non RTF.).
  • Descrivi i sintomi del problema, non le tue supposizioni.
  • Non contrassegnare la tua risposta come “Urgente” anche se lo è per te.

La vita lavorativa è costellata da quotidiane violazioni di questi ed altri elementari principi di buon senso. Sarà un caso ma il documento è disponibile in diverse lingue tra cui il bielorusso, il greco, il serbo e il tailandese. Non aspettativi di trovare la traduzione in italiano. :)

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Evviva, siamo quart’ultimi!

[Dopo aver disseppellito un cadavere]
Frederick: Che lavoro schifoso!
Igor: Potrebbe esser peggio.
Frederick: E come?!
Igor: Potrebbe piovere!
[comincia a piovere a dirotto]

Dialogo estratto da "Frankenstein Junior"

Nessun disfattismo, poteva andare peggio: 25esimi su 28esimi è un risultato che promette strepitosi margini di miglioramento. Secondo l’indice dell’economia e della società digitali (DESI: Digital Economy and Society Index) in Europa solo Grecia, Bulgaria e Romania fanno peggio.

L’indice DESI, il cui valore va da 0 (punteggio più basso) a 1 (punteggio più alto), è costruito sulla base di 5 indicatori diversi. Uno di questi è l’uso di internet. Su questo specifico indicatore l’Italia è 27esima, con un punteggio di 0,31. In realtà è anche peggio di così. Se guardiamo nel dettaglio come spende il suo tempo in rete l’italiano medio, scopriamo che dall’ultima rilevazione si è ridotto in modo apprezzabile il consumo di notizie.

Non è tutto negativo perché l’Italia raggiunge il 15esimo posto per un altro indicatore, quello dei servizi pubblici digitali. C’è da domandarsi cosa possiamo farcene con un livello di analfabetismo digitale diffuso ma mi fermo qui, fuori intanto si è scatenato il diluvio. Se volete scoprire gli altri indicatori presi in esame e dare un’occhiata ai numeri del rapporto dedicato al nostro Paese, potreste scaricare il file pdf consultabile in italiano: Italycountryprofilenative.pdf (160kb – 7pagine – tanti dati interessanti). Si legge facilmente e offre spunti di riflessione basati sui numeri e lontano da slogan politici e voci interessate.

Nel mese di maggio saranno disponibili nuovi dati e l’indice DESI sarà aggiornato di conseguenza. Tornerò a scriverne. Mi sembra un modo costruttivo di confrontarsi con altri nazioni europee.


P.S.: lo spunto per questo pezzo arriva da un articolo de Il Sole 24 ore del 25/02/2015

Citizenfour, un Oscar inaspettato

L’orsetto Paddington e I pinguini di Madagascar sono gli ultimi due film che ho visto al cinema e nessuno dei due, con mia sorpresa, si è aggiudicato alcun Oscar: che disfatta!

Però Citizenfour è stato premiato premiato come miglior documentario agli Oscar 2015. Racconta dell’incontro tenutosi in una stanza dell’hotel Mira di Hong Kong tra Edward Snowden, il giornalista Glenn Greenwald (premio pulitzer nel 2014 proprio per gli articoli pubblicati sul Guardian in seguito alle rivelazioni di Snowden) e la giornalista e documentarista Laura Poitras.

Per ora solo un micro trailer di 87 secondi.

CITIZENFOUR UK trailer – a film by Laura Poitras, featuring Edward Snowden from Artificial Eye on Vimeo.

Se preferite un buon libro, gli stessi eventi sono raccontati in “No Place to Hide” di Glenn Greenwald.

L’orsetto e i quattro pinguini sono uno spasso ma i nostri figli vivranno anche in rete: proviamo a conoscerla un po’ meglio.


Aggiornamento 22/04/2015. Ho scoperto per caso un bravo giornalista (Gabriele Niola) e il blog che cura: “…ma sono vivo e non ho più paura!“. Lì troverete una interessante recensione di Citizenfour: Citizenfour (id., 2015) di Laura Poitras

Niente panico: è solo un algoritmo!

Cos’è un algoritmo? Si mangia? chiese Laurie.
Cosa? No, è solo un bel modo per dire “come fare qualcosa”, disse Tinker

Lauren Ipsum di Carlos Bueno1

Potrebbe diventare una mania quella di citare Lauren Ipsum che è favola e opera divulgativa insieme. Il personaggio di Lauren mi è venuto in mente perché domenica mattina, quando ho letto Nova (n.463) inserto di tecnologia de "Il Sole 24 Ore", ho trovato questo grande titolo "Chi ha paura dell’algoritmo" di Jacopo Barigazzi.

didaaaaaa
Foto di Juhan Sonin rilasciata con licenza Creative Commons (CC BY 2.0)

Perché gli algoritmi dovrebbero spaventarci? A quanto pare per il modo subdolo con cui essi riescono a condizionare le nostre vite. Ci sono algoritmi dietro un gran numero di transazioni finanziarie, intervengono sulle nostre interazioni sociali in rete e influenzano le nostre decisioni d’acquisto. Alcuni avrebbero persino rubato il lavoro ad alcuni giornalisti statunitensi visto che sono alla base di software che producono articoli indistinguibili da quelli di giornalisti professionisti.

Mi viene da pensare che (1) le transazioni finanziare guidate da algoritmi siano un problema (ahimè) ordinario di legislazione inadeguata, forse arretrata e non di strapotere di regole matematiche; (2) che se le mie interazioni sociali sono influenzate da un algoritmo allora dovrei preccuparmi della qualità delle mie relazioni e non della raffinatezza dell’algoritmo e (3) che su un giornalista sportivo perde il posto di lavoro perché un software riesce a fare un lavoro paragonabile forse il giornalista dovrebbe rivedere i propri standard qualitativi.

Almeno per ora, forse, non abbiamo poi tanto da temere.


1 Ho letto "Lauren Ipsum" in inglese ma ho preferito tradurre in italiano le citazioni che ho riportato in questo blog. Non sono un traduttore professionista: il testo è fedele all’originale ma potrebbe non essere la migliore traduzione possibile.