Un futuro da ricchi: tanti privilegi, zero privacy

Tutti noi godremo un domani di alcuni di quei vantaggi di cui godono i ricchi oggi. Questa è l’originale formula (la regola di Varian) che usa il premio nobel per l’economia Paul Krugman in un suo articolo sul New York Times (Apple and the Self-Surveillance State) per tentare una predizione sul futuro. Avete mai visto un ricco fare la fila, per qualunque cosa? No, c’è qualcuno che lo farà per lui. Noi avremo presto qualcosa, tecnologie indossabili che ci aiuteranno a raggiungere un risultato simile al costo, per Krugman del tutto trascurabile, di una compressione della nostra riservatezza. Dati di ogni genere sulla nostra vita dovranno essere condivisi con terzi perché questa magia dei servizi disponibili per noi, al momento giusto, diventi realtà. Krugman scrive che questo comporta il rischio che l’NSA possa avere accesso a questi dati ma in fondo molti di noi non hanno nulla da nascondere, dunque perché preoccuparsene.
Questo modo di pensare è diffuso ma credo sia superficiale, ne ho già scritto in Meno privacy = minore liberta di espressione. Lo so, sto criticando un premio nobel per l’economia, il prossimo passo sarà parlare di me usando il plurale maiestatis, come il Divino Otelma.